Centro Storico

Via Roma

Partendo da piazza della Parrocchia, nel primo tratto di strada si trovano due affreschi interessanti, databili entrambi al XVII secolo. Il primo è un affresco sindonico, situato sulla facciata dell’antico palazzotto già appartenuto ai Bella, posto sul lato sinistro della via rispetto alla piazza della Parrocchia. Raffigura la Vergine tra due Santi Vescovi, ritratti a mezzo busto e colti frontalmente, nell’atto di presentare la Sindone e testimonia la venerazione molto diffusa verso il “sacro lino”, vero emblema sabaudo. La devozione sindonica era assai sentita e strettamente legata alla propaganda sabauda: sovente la Sindone seguiva gli spostamenti dei duchi di Savoia, soprattutto in periodo di guerra. Non è esclusa una sosta carrucese durante le peregrinazioni della corte tra cinquecento e seicento: la presenza dei Duchi è testimoniata più volte a Carrù.


Altro affresco di particolare interesse è una rara meridiana, che compare sulla facciata della casa della famiglia Manfredi, cui apparteneva un medico conosciuto nell’Ottocento per la sua generosità. La meridiana è datata (XVII° sec.) e presenta le interessanti immagini dei segni zodiacali e un motto riferito al tempo che passa. Il palazzo possiede un bel portoncino d’ingresso in legno scolpito, del ‘700, ed una singolare torretta con loggia ad archi. Dopo la prima parte assai stretta l’antica via Ramezzana si allarga: lasciamo alle spalle la parte più antica del centro storico e ci avviamo nella via nuova, più larga, sistemata con costruzioni del Seicento e soprattutto del Settecento. Il lungo edificio “anonimo” che vediamo a sinistra ospitava le stalle, i fienili e la rimessa delle carrozze del Castello: ne costituiva quindi una pertineza. Proseguendo sempre sul lato sinistro di via Roma si incontra il palazzo settecentesco dei conti Calleri di Sala. La facciata è interamente decorata con trompe l’oeil, finte architetture e cornici di esuberante e fastoso gusto “rocaille”.

Questa decorazione, visibilmente sbiadita, è riconducibile all’équipe del pittore e scenografo Nicola Dallamano, già autore degli interni della vicina Chiesa dei Battuti Neri e di casa Canosio sulla piazza della Parrocchia. Accanto al prospetto decorato, sono interessanti il portoncino d’ingresso e il balcone dal profilo settecentesco; sulla sinistra si può notare l’ingresso ai cortili di casa Sala. All’interno del palazzo le volte di alcuni ambienti sono decorate e denunciano un gusto tardo-impero riferibile alla prima metà dell’Ottocento. La famiglia carrucese dei Calleri assunse nel 1783 il titolo di conti di Sala (luogo del biellese), quando l’avvocato Giovanni Tomaso acquistò titolo e feudo dagli Avogadro e poi nel 1789 ne fu investito suo figlio Giovanni Giorgio Felice. I Calleri di Sala furono una famiglia importante nella Carrù dei secoli passati, impegnati nella comunità e nelle varie istituzioni civili e religiose. In paese si distinsero dapprima in ambito medico, come farmacisti e chirurghi, e poi nel settore militare e legale. Anche il palazzo di fronte, sul lato destro, apparteneva alla famiglia dei conti Calleri di Sala. L’edificio prosegue lungo la strada, che prende il nome di via Misericordia, poiché i “battuti neri” della vicina confraternita erano chiamati “misericordiosi”. Sul lato destro di via Roma sorge la Chiesa della Confraternita dei Battuti Neri, dedicata a San Giovanni Battista Decollato.
 Proseguendo sul lato destro di via Roma si notano altri palazzotti come la casa Ferraro-Bruno e infine, nell’angolo, la casa della famiglia Galli, poi Conti. Nei primi anni dell’Ottocento il farmacista Carlo Domenico Galli e la moglie Margherita Canaveri ebbero numerosi figli, tra cui i celebri fratelli Fiorenzo e Celestino Galli, che praticarono le armi e gli studi con romantico fervore intellettuale e patriottico. I due fratelli si distinsero come patrioti, intellettuali, giornalisti e girarono il mondo nella prima metà dell’Ottocento. Alla fine di via Ramezzana si apriva il profondo vallone, che separava il centro storico dalla regione degli Airali. Il vallone era attraversato dal Ponte Soprano, detto anche Ponte dei Galli, perché era ubicato proprio di fronte alla loro dimora. Sino ad epoca francese, in prossimità del ponte, esisteva anche una porta di accesso al concentrico che recava dipinte le armi del Comune, dei Costa e Sabaude. Sul lato sinistro si proseguiva verso il Canneto e il baluardo dell’Ospedale, le zone in cui erano concentrate maggiormente le abitazioni del popolo.

Nell’Ottocento, nella regione del Canneto, era anche presente una piccola comunità ebraica. Il grandioso edificio dell’Ospedale è frutto di una sistemazione di primo Settecento, in cui forse è anche intervenuto l’architetto Francesco Gallo. L’istituzione ospedaliera nacque nel 1599 con un legato di 700 scudi donati per testamento da don Luigi Garneri. La sede attuale, ripresa e ampliata, era in origine la dimora del Priore benemerito Luca Antonio Zavatteri, che, ancora vivente, mentre era in corso il cantiere della chiesa parrocchiale del Gallo, la trasformò in ospedale.

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